Dall'inviato Riccardo Iannello
Riccardo Iannello


dall’inviato Riccardo Jannello

MONTIJO _ Sul piccolo xilofono che le avevano regalato a sette anni, Dulce Pontes amava suonare un brano che aveva imparato _ grazie a una straordinaria dote naturale per la musica _ ascoltando il 45 giri dei genitori: “Non son degno di te”. La voce di Gianni Morandi l’aveva entusiasmata, così come la entusiasmava giocare con i coetanei lungo la strada dov’è nata, Rua Miguel Bombarda, “ma per noi _ dice sorridente, il capello rosso sciolto con il quale dimostra molto meno della sua età e di quella che si porta sul palco _ era Rua do Norte: fuggivo dalla mia madrina attraverso una corte interna che portava nel Beco de Esteval: lì c’era uno spiazzo nel quale montammo il nostro primo spettacolo: una pantomima. Io stavo anche alla cassa”.

Montijo è un paesino a venticinque chilometri da Lisbona dove Dulce è tornata a vivere col figlio di 3 anni, Josè Gabriel (“è già musicista, io compongo e lui con lo sguardo e con le poche parole che ancora conosce mi dice se il pezzo che è venuto fuori è buono o no: e ci indovina”), in un condominio arancione nella nuova lottizzazione davanti all’Arena dei Tori e non distante da Praça da Repubblica dove, in  un locale che si chiamava “Amuleto”, faceva il piano bar per mantenersi agli studi di musica e danza.

“Ero una ballerina prodigio alla Escola Anabela Gameiro. Il movimento mi è sempre piaciuto, penso che anche la musica _ spiega Dulce _ vada interpretata con una forma teatrale, sia uno spettacolo completo. E penso che debba venire da dentro di noi  e ci rappresenti. Io compongo gran parte dei miei pezzi e ciò fa sì che non esista una Dulce Pontes donna e una artista: è la stessa cosa e gli stimoli che le due parti si danno sono reciproci. Ho la fortuna di fare quello che mi sento anche a costo di penare un poco nella realizzazione dei cd e degli spettacoli. Ho pagato di tasca mia la libertà e ora ricomincio con una cosa nella quale mi sento completamente immersa”.

La Pontes giungerà in Italia per alcuni concerti (il primo al Teatro Romano di Fiesole, Firenze, il 2 luglio, poi Torino e Aosta nella prima tranche e più avanti altri ancora)  con un nuovo gruppo, un nuovo direttore musicale (il violoncellista milanese Davide Zaccaria, da alcuni anni in  Portogallo), una nuova produzione e una distribuzione discografica non ancora definita: è stata questa rivoluzione _ oltre all’arrivo del figlio _ a farle perdere tempo, ma non certo a smontarne la creatività: e così a distanza di qualche anno da “O primeiro canto” _ l’esplosione creativa  del suo primo periodo _ e dopo il glorioso intervallo di “Focus” e la collaborazione con Ennio Morricone (“un maestro d’arte e di vita, la personificazione della musica: sono stata orgogliosa di lavorare con lui”) _ è in costruzione il nuovo lavoro che seguirà una serie di tour mondiali che sono in programma quest’anno (“c’è chi va in giro perché ha un disco da promuovere, io vado in tournée perché ne ho uno da preparare”). Il titolo è “O coraçao tem tres portas”, il cuore ha tre porte, ed è, nelle intenzioni di Dulce, il ritorno alla musica della sua giovinezza, il fado, quello vero e popolare che ascoltava all’angolo della sua strada .

“Le tre porte con le quali si entra nel cuore sono il fado tradizionale, il fado scritto in forma classica e che riecheggia anche temi medievali e che quindi chiameremo fado-folclore, e quello scritto in forma teatrale _ dice la Pontes _. Il veicolo che fa il viaggio è ovviamente la musica: il fado esalta l’esperienza e attraverso la tristezza sublima tutto l’essere e risolve la traiettoria della vita. Con le cose che scrivo io ci sono gli omaggi alla grandezza di questa musica e dei suoi interpreti principali, Amalia Rodrigues, Alan Ouilman, Zeca Afonso, Josè Luis Tinoco: ognuno di loro contribuisce a creare una forma assoluta, la chiave principale con la quale io posso aprire o chiudere queste porte con le quali ci colleghiamo direttamente al cuore”.

Con Dulce Pontes e Davide Zaccaria, saranno in tournée prima in  Europa poi in tutto il Sudamerica dopo che già sono stati percorsi Giappone e Stati Uniti, Fernando Silva, interprete di valore della guitarra portuguesa, Paulo Feitera alla chitarra classica e Amadeus Magalhaes che “scompaginerà” un poco la tradizione fadista con flauto, cornamusa e aduf.

 

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